le paludi ed i fossi

Pizzanelli ha avviato la lettura di un mondo vegetale...

 ...quella stessa natura abitata nei giardini, nei campi di primavera, lungo lentissimi corsi d’acqua.  Difronte a questo mondo trepidante, dimenticato dalla contemporaneità, l’artista minuziosamente ne trascrive la vita, la sua inconsistenza fisica come rispecchiamento, impalpabilità come ombre lievissime....

Andrea B. Del Guercio (1983)

 

“Silvano Cei, Delio Gennai, Fabrizio Pizzanelli”

Andrea B. Del Guercio, Accademia di Brera, 1983

La collocazione di un artista all’interno di una tendenza formale è uno degli aspetti più negativi, riduttivi e semplicistici, di un diffuso costume critico compiacente con un cattivo gusto popolare ed il corrispondente sistema delle arti; mi sono sempre rifiutato di partecipare a questa abitudine più tipicamente italiana, diffusa in provincia ma presente con caratteristiche diverse anche tra le avanguardie, cercando di legare anche artisti con provenienze, caratteristiche, aree di ricerca diverse intorno ad un tema e condizione culturale ampia, mai rilevatrice di presuntuose verità, ma al suo interno disponibile ad interpretazioni autonome da parte di altri operatori, colleghi, pubblico.

Difronte al lavoro che Fabrizio Pizzanelli conduce ormai da qualche anno con estrema serietà e progressione espressiva costante sulla strada di un sempre maggiore approfondimento emozionale-introspettivo del tema nelle sue diverse soluzioni tecnico-formali, la predilezione per l’incisione prima ed ora del disegno, osserverei bene una sua presenza in una nuova edizione della Mostra “Aspetti della figurazione in Toscana” – con Fallani, Bartolini, Benucci, Falconi, Doni; Galleria Comunale d’Arte Moderna Forte dei Marmi, 1981 – nella quale operavo, rispetto al paesaggio regionale ma con valore emblematico di una condizione più ampia, il recupero della figurazione attenta al suo “valore più antico ed originario, quello che dal secolo passato ad oggi non ha sentito il duro e sfibrante passaggio dei tempi ma in esso ha trovato conferme e motivi di arricchimento”. Nacquero in questo clima le immagini del ricordo, la vita ritornata dal passato attraverso le fotografie sbiadite di presenze familiari, che sappiamo frequentarono il paesaggio artistico del ‘900 e le Biennali di Venezia. Il rapporto tra Pizzanelli e questa eredità visiva e simbolica culturale lontana ma recuperata, rintracciata e quindi interiorizzata attraverso il lavoro creativo è il luogo da cui deve avviarsi una analisi precisa anche dell’attuale espressione. Un mondo familiare lontano ma dalle cui riletture dipende in qualche modo, ad un livello personale per l’artista ma con significato ampio anche per il collettivo, l’intera esigenza di comunicazione.

Alle ombre familiari affioranti dal ricordo, ma con lo stesso amorevole atteggiamento e con una accentuazione di trepidazione Pizzanelli ha avviato la lettura di un mondo vegetale, quella stessa natura abitata nei giardini, nei campi di primavera, lungo lentissimi corsi d’acqua. Difronte a questo mondo trepidante, dimenticato dalla contemporaneità, l’artista minuziosamente ne descrive la vita, la sua inconsistenza fisica come rispecchiamento, impalpabilità come ombre lievissime ed è ancora uno spazio ampio per affrontare e penetrare l’introspezione, l’amore lirico per le situazioni superficialmente ritenute minimali ma sicuramente originarie della nostra cultura moderna, l’impressionismo e tutta la letteratura posta fra ‘800 e ‘900. Anche il dato di letterarizzazione della narrazione di Pizzanelli segue di pari passo l’evoluzione del lavoro facendosi caratteristica su un piano di continuità con un clima toscano nel quale costante è l’impegno sull’immagine tratta direttamente dalla realtà ma poi più attentamente estratta dalle forme progressivamente accumulatesi nel percorso culturale, tra i dati della letteratura, della poesia, da quelli della musica a quelli dell’arte antica. Un incontro inscindibile ed in arricchimento tra realtà citate e rifesse, estratte e meditate nel ricordo del sentimento e dell’emozione, del desiderio d’amore per la vita. Una pittura che si accanisce in questo immenso territorio di ricerca che è l’emozione, il sussurro ed il ricordo, i profumi più delicati e quelli più rari.

Pizzanelli ha oggi più grande spazio per affrontare e verificare nuove situazioni emozionali che noi accogliamo con altrettanto stupore e partecipazione suggerendone l’apprezzamento nel collettivo in quanto espressione con valore universale ed oggi di costante enigmatica attualità.